Archive for Senza categoria

La misura del tempo

Una volta lessi: “Il tempo non esiste, esistono solo gli orologi” e mi ritrovai a pensare…

È vero? Siamo stati noi uomini  a sfidarci per trovare un modo di misurare l’indefinibile? Siamo così prepotenti da voler definire tutto, da voler sapere quanti giorni mancano ad una partenza o ad un arrivo, a contare gli anni che ci separano dall’inizio della nostra vita e i secondi che mancano alla fine? Così scioccamente ci siamo creati una gabbia per noi stessi, ci siamo imprigionati nel tempo che abbiamo deciso di stabilire.

 

C’è anche chi dice che il tempo è infinito e noi esuberanti come siamo abbiamo dovuto classificarlo, sminuirlo, suddividerlo in minuti e ore, mesi e secoli, e per cosa? Per sfidaci ancora, per cercare di accaparrarcene il più possibile, per una questione di vanto.

Poi ci arrabbiamo col tempo, quando scorre troppo veloce, quando non passa più, e diventa l’unica cosa a cui riusciamo a pensare.

Se non ci fossero queste misure vivremmo più felici? qualunque lasso di tempo costretti ad aspettare potrebbe essere felicemente racchiuso in un: “a presto”?

Hourglass time tempo clessidra aggiungere

Cos’è il bianco?

Cos’è il bianco?
Un colore.
Solo un colore?
Sì uno schifoso colore che non ho mai odiato così tanto come adesso: è il bianco del colore di questa pagina che non riesco a riempire, è il bianco del rumore assordante dei miei pensieri confusi, è il bianco di quella verifica per cui non ho studiato, è il bianco della verità sbattuta in faccia, è il bianco di una delusione, l’andare in bianco, è il bianco lasciato nel vuoto di una frase non detta, è il bianco di una bugia, è il bianco di un brivido, è il bianco dei ricordi sbiaditi, è il bianco di un sogno dimenticato, è una notte in bianco, è il bianco del risveglio, è il bianco di un viso pallido, è il bianco del vuoto della mia stanza, è il bianco della tristezza, è il bianco della solitudine, è il bianco di uno sbaglio, è il bianco del fumo di una sigaretta, è il bianco tra una frase e un’altra di un libro, è il bianco che lascia spazio ai pensieri, è il bianco che cancella tutto, è il bianco che crea un grande vuoto, che noi tutti (ed io per prima) riempiremo con qualcosa di sbagliato, con qualcosa di bianco.

Quella pioggia, quella che fa male quando ti tocca la pelle

Quella sera era buio e da lontano intravedevo solo una fioca, piccola luce: illuminarsi e affievolirsi. Passavano poche macchine, purché fosse ancora presto, ma con quella pioggia a chiunque sarebbe passata la voglia di uscire.
Camminavo verso quell’unica fonte di luce e iniziai ad intravedere una sagoma, iniziai a mettere a fuoco e a capire: era solo qualcuno che buttava via i suoi pensieri in una sigaretta. Quel qualcuno camminava verso di me.
Mi passò accanto senza notarmi e senza farsi notare, il suo passo era leggero, ma amplificato da quei rigoli d’acqua lungo la strada. Non so dire se stesse camminando da ore o da dieci minuti, ma notai che era completamente zuppa di quella pioggia battente, quella che fa male quando ti tocca la pelle. Da come camminava l’avrei identificata come sola e sperduta, distante da tutti, ma con un immenso bisogno di sicurezza e di certezze, di qualcosa a cui aggrapparsi, di qualcuno pronto a sostenerla, a farla ridere. No, non era triste, solo nostalgica e malinconica, con troppi pensieri per una mente così giovane. La mia analisi su di lei, però non era completa. Sì di certo non sembrava felice. Sorrise, ma quel sorriso non mi convinceva, era troppo superficiale.
Non riesco ad immaginare cosa avesse dentro quella ragazza per avere quell’atteggiamento ma ancora non capisco come potesse sorridere, come se tutto andasse bene, come se lei camminasse al di sopra di quella pioggia, ecco, sì lei camminava nel sole, lei era l’unica luce radiosa di quella sera di pioggia battente, quella che fa male quando ti tocca la pelle.
Non so dove andasse, da dove venisse e perché, ma lei continuò a camminare, un po’ più chiusa in se stessa ma sempre un po’ più al di sopra degli altri e di quella pioggia, quella che fa male quando ti tocca la pelle. Continuò a camminare e a sorridere.

cammina nella pioggia e sorride triste felice

Muro d’affetto

Non dormo per paura di svegliarmi con l’idea sbagliata, perchè voglio tenerla questa pace tra noi. Non posso resistere se non mi parli: perderei un mattone nel muro d’affetto che in una notte e mille gesti abbiamo costruito insieme e passerebbero troppi spifferi, vento pioggia e neve d’inverno, freddo, molto freddo, senza nessuno accanto, abbracciato a me che possa riscaldarmi. No. L’inverno è duro e lungo per sopravvivere da sola con un buco nel muro, voglio evitarlo ora fin che sono in tempo. Per ora c’è solo qualche crepa, ma basta un po di cemento fatto di parole, discorsi e ricordi, tante domande di manutenzione e una mano esperta, facciamo due, la tua e la mia,insieme.

libri-muro foto ricordi mattone mancante

Il gioco vale la candela?

Un mio amico in una canzone dice che la realtà è fatta d verità e di cose concrete che conducono a delle mete, a degli obbiettivi, a una fine.
E invece no! La realtà è fatta anche di bugie, di verità nascoste, di cose impalpabili come i sentimenti. Sì, proprio quelle bestie orrende, che alla fine ci portano alla meta e se è quella giusta ci ripagano con la vista di un magnifico paesaggio, ma ci complicano la strada e ci fanno sudare da matti fino all’ultimo centimetro per quella vista.
Insomma si potrebbe dire che per quella vista il gioco vale la candela, ma ora mi chiedo quando è giusto valutare e stabilire se per questo gioco, per questa partita ne vale davvero la candela, come lo scopro? Continuando a giocare partita dopo partita? (e intanto che ci sono compro una fabbrica di cera?) Fermandomi ad analizzare le mosse del mio avversario? (Cuore e mente sono gli unici avversari di questo gioco, vivono nella nebbia e parlano lingue diverse)

Le parole soffocano

Perchè ci ossessioniamo su tutto ciò che abbiamo perso? Un’amicizia, un rapporto, una parola partita dal cuore, ma mai arrivata alla bocca, dispersa tra le vie respiratorie, lì apposta per bloccarti il respiro, per soffocarti la mente e farti piangere..
Tra tutti i ricordi affiorano solo i momenti belli e mi sfugge il nesso tra la situazione di allora e quella attuale: dagli abbracci al silenzio senza nessuna apparente motivazione, solo un monologo di domande a cui nessuno risponderà, domande che però restano lì, scritte su una chat, ma ancora di più impresse tra cuore e mente..
Mi sono stufata di cercarti, forse per orgoglio, ma non smetto di pensarti, forse per curiosità, forse perchè non avrei mai voluto che fosse andata così, anche perchè io non l’ho mai spinta in questa direzione..
Per quanto mi faccia bene scrivere, vorrei prenderti a pugni e urlarti in faccia tutto il rancore che ho dentro, ma come al solito le parole restano bloccate in gola e io soffoco!

Siamo libri, fogli, pagine e storie. Forse anche di meno

Siamo libri non letti perchè giudicati troppo in fretta dalla nostra copertina. Abbiamo un passato nascosto perchè la frenesia della società moderna ci esclude se ci fermiamo un secondo a parlare con qualcuno che ha ancora il valore di saper ascoltare. Siamo anime di una storia morta sulle labbra di chi la stava raccontando. Siamo fogli scartati, accartocciati, calpestati, strappati, bruciati e buttati perchè se fossimo rimasti lì saremmo stati un promemoria di bei ricordi troppo forte perchè potessero resistere alla tentazione di ripensarci. Quindi, inerti, ci lasciamo straziare dalla rabbia di chi non ha il coraggio di riviverci, ci facciamo abbandonare perchè in fondo siamo solo stracci di anime, spazi vuoti di una storia, pezzi di carta, o per meglio dire, quel che ne rimane.

Stupide luci

Ferma, pronta, seduta, cintura allacciata e l’aereo decolla.
Sto leggendo ma mi interrompo per dare un’occhiata fuori dal finestrino e subito resto incantata da quel tappeto di luci incorniciato da un tramonto focoso, ormai spento dietro le alture.
Sembra che il mondo si sia capovolto: guardando in giù vedo una terra stellata.
Sono pervasa dalla meraviglia di quel paesaggio, ma ancora di più dal fatto che pensi ancora a te.
La mia certezza di essere riuscita a troncare quei sentimenti sul nascere si volatilizza in un soffio. Io sono ancora lì e sto ancora pensando a te. A quella notte, a quel risveglio, a quel distacco e a questo crollo. Ma cosa mi succede? Mi bastano un’ammasso di luci per spegnermi il lume della ragione? Nasce la notte, si accende la città e insieme a lei i miei sentimenti. Spero sia solo un’abbaglio, un’illusione. Spero che una volta spente le luci il buio della notte rimetta tutto al suo posto: com’è stato fino ad ora e come dev’essere.

Tutto va come deve andare…

Va veramente tutto come devrebbe andare?
NO!
Come diceva William Ernest Henley “Io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima.”
Siamo noi che con le nostre scelte dimostriamo chi siamo, cosa vogliamo e dove vogliamo arrivare nella vita.
Ma evidentemente quando siamo troppo codardi per compiere una scelta ci nascondiamo dietro alla parola destino. Il destino è semplicemente la somma delle nostre scelte. Niente di più. Niente di meno.
Non siate codardi, rischiate, scegliete, provate!
Si fa sempre in tempo a cambiare marcia una volta partiti, ma prima dovete provare a mettere in moto!

“Amore!” Tremo

È passato così tanto tempo eppure a volte penso ancora a te.
Nella mia testa riecheggia ancora la tua voce e quella scena: ti giri e mi gridi “Amore!” per attirare il mio sguardo sempre disperso tra le nuvole. È il ricordo più forte che ho di te, quello più difficile da schiodare, quello che, penso, non se ne andrà mai. Ma subito dopo si spegne il calore di questo ricordo e si accende il gelo delle tue parole e io inizio a tremare. Tremo di freddo, di promesse infrante e sogni spezzati. E inseme al mio tremito oscillano le mie poche certezze, si scatenano le mie paure, le mie capacità di scegliere e di rimanere costante nelle mie decisioni si bruciano via più veloci di una sigaretta (e fanno anche più male).

« Previous entries