Non stare fermo ad affondare, chiedi aiuto

Sei triste, svogliato, malinconico, insomma, ce le hai tutte tu? So che non ne hai voglia, ma reagisci, apri gli occhi, c’è un mondo intero ad un passo da te!

Dici che stai affondando nel mare della disperazione mentre i dubbi ti bucano la barca.. Beh, che aspetti? Chiedi aiuto! C’è sempre qualcuno pronto ad essere la tua ancora di salvezza! C’è sempre qualcuno che senza il bisogno di trascinarti via starà lì accanto a te ad impedirti di affondare.
Ci sono io, se vuoi… Ma devi volgermi lo sguardo, mi basta questo e io ti tenderò la mano.
Basta così poco per chiedere aiuto. Basta così poco per accorgesi di me.
Ora spiegami perchè non lo fai, che gusto c’è a stare ad affondare volendosela cavare a tutti i costi da solo? Illuminami, sii il mio faro, indicami l’ostacolo, il buio di cui ti circondi mi impedisce di vederlo e mi impedisce di vederti.
Posso prestarti il mio timone, tutta la mia imbarcazione, se solo lo vuoi, per lo meno supererai quell’ostacolo, e se chiedi aiuto a me lo supereremo insieme, è una promessa!

Dubbi a volontà

Come posso ritornare alla monotonia di ogni giorno dopo una serata così? Come posso non paragonare ogni risveglio a quello? Come posso non soffermarmi a pensare a te ogni qual volta io mi distragga un secondo da una conversazione?

E così ormai da tre giorni mi pongo domande su domande e non mi do risposte. Dopo questa situazione indefinita, tutti quei momenti speciali, almeno per me, come posso evitare di chiedermi quale siano le regole di questo gioco. A questo punto sarebbe giusto fregarmene di te, di me stessa e dei miei sentimenti, smetterla di farmi sentire, prendere e scomparire nel nulla, in silenzio come un fiocco di neve che dopo essersi poggiato sul grigio dell’asfalto si scioglie senza lasciarti il tempo di ammirarlo? Probabilmente sarebbe la mossa vincente, a dimostrazione che in amore vince chi fugge. Ma cosa mi sto giocando per questa vittoria? Qual è il premio in palio? Forse il cercare di evitare di soffrire, non ne ho la certezza. Ma soprattutto se tutto ciò che potrei perdere vincendo potessi perderlo anche giocando a pieno le mie carte, ma perdendo, cosa mi converrebbe fare?

E’ passata quasi un’ora… No, solo 55 minuti!

Non avevamo bisogno di parole: le gocce di pioggia parlavano per noi; i nostri pensieri erano sospesi sopra agli accordi dolci di Bryan Adams, il resto era tutto un gioco di sguardi, mani e sorrisi. Il silenzio sembrava racchiudere tutti questi elementi, in realtà si divertiva ad accelerare il tempo…

Black out d’autunno

E’ autunno. Il sole dritto davanti a me sta iniziando a tramontare. Sto camminando su un bellissimo viale alberato, e sono circondata dal giallo e dal rosso delle foglie che, ormai stanche dopo una lunga estate, si lasciano cadere, scoprendo i rami esili degli alberi. Passano poche macchine e, sarà il freddo, sarà la nebbia che lentamente inizia a salire, io quasi non ne percepisco il rumore. Un soffio di vento trascina via le ultime foglie di una quercia e le trasporta leggere facendole cadere vicino ad un lampione che, come per magia, proprio in quel momento, si illumina.

Alzo gli occhi e vedo il sole di un rosso intenso ormai quasi del tutto scomparso e noto che anche gli altri lampioni si stanno accendendo. Sembra che quelle luci così deboli, avvolte dalla nebbia, vogliano condurmi, così incuriosita e persa nei miei pensieri inizio a seguirle. Intanto la nebbia sale e le luci si fanno sempre più fioche, poi un momento di assoluto silenzio, come se il mondo per un secondo si fermasse e stesse a guardare e poi un balck out, un bacio.

Come vorrei che tu fossi un fulmine, anche solo per stasera

Stasera si vedono le stelle e in lontananza si vedono anche le nubi e tra le nubi…

… i fulmini!

Questi bagliori improvvisi e ripetuti illuminano quasi a giorno questa fresca e umida sera d’estate; scorgo il loro riflesso ovunque, soprattutto negli occhi dei passanti, occhi che vorrei fossero i tuoi. Una leggera brezza mi sfiora il viso e mi procura qualche brivido sulla pelle; come vorrei che tu arrivassi a riscaldarmi in un abbraccio, così, all’improvviso, come un fulmine. Come vorrei che tu illuminassi la mia giornata come un fulmine nel cielo buio di stasera. Come vorrei che tu mi stupissi con la tua presenza come un fulmine a ciel sereno.

Ma cosa pretendo? Tu, come la maggior parte dei fulmini che cadono sulla Terra, sei distante, distante da me!

Si sa che dopo un fulmine arriva un tuono e poi una goccia di pioggia, o forse era una lacrima?

27/06/2011 ad un anno dal grande salto (o forse dal grande sbaglio)

Sarebbe tutto più facile se ora potessi rivivere in quel periodo, in quei momenti, sono innamorata di quei ricordi e se tutto tornasse come allora sarebbe perfetto.

Non mi spiego perché quando ti vedo è come se tu fossi una persona qualunque, mentre quando ripenso a tutte le cose che abbiamo fatto insieme, a tutte le risate, agli sguardi, alle nostre domeniche, sento come se mi avessero portato via un pezzetto di me stessa, quasi come se te lo fossi preso tu, insieme all’ultimo bacio.

E non riesco ancora a spiegarmi tante cose, e continuo a chiedermi perché; ogni giorno in cui vorrei che qualcuno mi abbracciasse mi chiedo perché non sei lì con me e se è giusto che sia così, ogni notte in cui non riesco a dormire e una raffica di ricordi mi martella la mente mi chiedo perché, forse dovrei tornare sui miei passi, ma poi penso a come sei tu (adesso), follemente innamorato di me, e a come sono io, e questa è una delle tante domande a cui non so dare una risposta..

In un giorno di pioggia

Adoro le giornate grigie intrise di pioggia, mi mettono addosso un’allegra malinconia, mi fanno tornare alla mente ricordi profondi e molto dolci. Trovo il rumore della pioggia molto rilassante e quel battito continuo ed irregolare di gocce infinite che si gettano dal cielo per poi abbandonarsi sulla strada, annegare in una pozzanghera o schiantarsi sul vetro di una finestra e scivolare lente, mi aiuta a pensare o più che altro fa vagare la mia mente. L’umidità mi arriccia i capelli e mi regala qualche brivido pungente. Preparo un tè nero e lo gusto caldo, bollente, seduta sul davanzale di camera mia con la finestra aperta, e tra un sorso e l’altro assaporo quel profumo denso di pioggia che galleggia attorno a me. Mi volto, tante piccole candele illuminano la mia stanza da ogni angolo, non c’è una sola ombra. Mi affaccio, non passa un’anima. Accendo una sigaretta e torno ai miei pensieri accerchiata da mille magnifici odori, anche se manca quello che preferisco, il suo.

Amore…

…voglio un bacio, ora!

Un bacio sulla guancia, di quelli dolci dolci a cui poi ne sussegua un altro, un altro e un altro ancora e via così.. e piano piano la tua bocca si sposti sempre più vicino alla mia e le nostre labbra si tocchino si sfiorino, si sentano ed emanino passione!

Basta giudicare!

Odio il giudizio delle persone, perché è la cosa che che ci fa stare più male con noi stessi! Di solito non mi importa di ciò che pensano perché io non giudico nessuno, ma ultimamente, per una serie di eventi, sono dovuta tornare a giudicare me stessa ed è stato orribile, ora sono semplicemente terrorizzata dal giudizio altrui. Per stare meglio l’unica soluzione possibile è stata smettere (nuovamente) di giudicarmi.

 

La fenice

Un giorno incontrai una fenice, volli conoscerla, così iniziai a parlarle. Scoprii che molte volte le avevano tagliato le ali ma non se ne era mai preoccupata, perchè sapeva che una volta preso fuoco sarebbe rinata con ali più possenti. Trovai in lei un animo molto dolce, mi aiutò a capire il valore di un semplice complimento. Mi raccontò che di recente avevano cercato ancora in molti di tagliarle le ali, ma queste rinascevano ogni volta con lei, sempre più forti, ma mi disse anche che era stanca di soffrire e di dover restare senz’ ali fino alla nuova vita, così pensò bene di stare lontano da chi voleva le sue ali. A quel punto le chiesi: “Ma così facendo non ti allontanerai da tutti?”

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